Perché “ruotare sui talloni” sembra essere scientificamente sbagliato?

Perché “ruotare sui talloni” sembra essere scientificamente sbagliato?

lucio_maurino-248x300Nel Karate “Ruotare sui talloni” è un termine che i tradizionalisti conoscono molto bene, durante i cambi di direzione è fondamentale mantenere contatto con il tallone per scaricare a terra attraverso di esso la forza che sviluppiamo, mantenendo un assetto che non ci scompone… Questo avviene nelle rotazioni, a 90, 180 e 360 gradi ma anche nel mawatte, dove la tecnica del gedan barai scarica a terra, con la distensione della gamba posteriore e attraverso il tallone che ha appena ruotato. Chi sta nella FIKTA da qualche tempo conosce queste cose tecnicamente, si è infatti sempre molto attenti a come le varie tecniche, sia statiche che in movimento, scarichino la loro energia a terra.

Mi ha colpito però un articolo apparso sul blog di Jesse Ekamp, dove in una video intervista al maestro Lucio Maurino ci portano a conoscenza che ciò che facciamo non è del tutto corretto… Vi inserisco il video in questione (più che altro per comodità, altrimenti lo vedete sul sito di Jesse o sul suo canale YouTube) seguito da una traduzione (per come l’ho capito io scusate le imprecisioni causa mia ignoranza) dove cerchiamo di capire questo punto di vista.

Il Karate tradizionale ci dice: 1- fare perno sul tallone quando si ruota, cioè quando si cambia direzione; 2- mantenere il baricentro a cadere nell’area dei talloni (che per l’appunto ruotano); 3- mai sollevare il tallone di spinta da terra quando si esegue una tecnica.

Questo lo sappiamo, ma non è d’accordo il pluricampione Maurino, nonché dottore in Scienze Motorie, il quale inizia facendo notare che gli esseri umani hanno una gamma limitata di condizioni di equilibrio ottimale. Egli dimostra questo ondeggiando avanti e indietro. Utilizzando questa osservazione si pone una domanda retorica: Perché la distanza tra la nostra caviglia e le dita dei piedi è più lunga della distanza tra caviglia e tallone? Maurino dice che il motivo principale è l’equilibrio. Quando abbiamo bisogno di più equilibrio, abbassiamo naturalmente il nostro centro di gravità – abbassandoci, spostiamo la nostra pressione sul terreno del nostro peso verso la parte anteriore del piede. Egli continua paragonando questo concetto al meccanismo fisiologico della corsa. Il corpo umano è progettato per funzionare in avanti – non indietro. Quindi, avere il vostro peso sui talloni non è solo inefficace dal punto di vista di efficienza meccanica, ma non ha senso da un punto di vista evolutivo.

Sensei Maurino poi disegna un’analogia con lo sci, spiegando che non è possibile mantenere l’equilibrio o curvare se si “sta” sui talloni quando si scia. È necessario invece esercitare una pressione verso il basso nella parte anteriore dei piedi. Il punto di questa analogia è che gli sci sono fatti per muoversi in avanti – proprio come il corpo umano. Spiega inoltre che quando si piegano le ginocchia, il centro di gravità si sposta in avanti, dalla caviglia verso la testa del metatarso (pianta del piede). Alla domanda sul perché alcuni maestri giapponesi, organizzazioni e persino campioni del mondo sostengono i vantaggi di utilizzare il tallone come punto di rotazione, risponde inizialmente che “si dovrebbe chiedere loro”, ma poi dà una risposta indiretta: Questa è una legge biomeccanica che è molto difficile capire per le persone – presumibilmente anche per maestri e campioni… Oggi la sua ricerca scientifica ha sfatato molti di quei miti, tra cui l’idea che il tallone posteriore deve essere completamente a terra, al fine di massimizzare la potenza del pugno, e che è un fraintendimento il fatto che la potenza ottimale non viene dal vostro tallone, ma da “l’aggiunta di accelerazione in rotazione del vostro corpo e dall’accelerazione lineare”. Questo è stato dimostrato con strumenti di rilevamento come piastre di misurazione della forza da parte di studi eseguiti in tutto il mondo, dimostrano l’indipendenza del tallone. Infine, sensei Maurino ribadisce il suo punto iniziale affermando che è necessario mantenere la pressione sulle punte dei piedi in ogni momento, altrimenti il movimento sarà inefficiente. Egli dimostra la differenza tra un passo buono e uno cattivo, con una perfetta rotazione di 360 gradi per guidare il cambio di direzione con stabilità. E conclude dicendo: “It’s very important to understand this principle.” “È molto importante capire questo principio.”

In conclusione di tutto ciò cosa dire… sono molto perplesso, ma nel dubbio continuo a seguire quello che dice di fare il maestro dei maestri, l’ineffabile maestro Shirai.

Ma la questione non è certo chiusa così, mi piacerebbe sapere cosa ne pensate voi, è solo una disputa tra tradizionalisti ed innovatori oppure occorre interpretare il karate in modo più ampio, esistono delle ragioni a pro e a contro questa tesi. Esprimete la vostra opinione al riguardo lasciando un vostro commento qui sotto, o aprendo una discussione nel forum.

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10 pensieri su “Perché “ruotare sui talloni” sembra essere scientificamente sbagliato?”

  1. Non sono d’accordo con quanto sostenuto da Maurino, soprattutto se si parla di spinta da parte del tallone o meno. Lui parla di velocità di rotazione, ok.
    Ma se si parla di “potenza” ed efficacia il discorso è diverso. Tutti sanno che la potenza non dipende solo ed esclusivamente dalla velocità….
    Inoltre, un qualsiasi praticante mediamente avanzato conosce bene il “ritorno della forza” a seguito di una tecnica, come potrebbe essere il gyaku tsuki. Se ti eserciti a vuoto nessun problema (tallone alzato o meno). Se impatti contro una persona (magari di 100 kg) la differenza la senti eccome. Soprattutto se pesi anche meno dell’avversario. Poi ognuno è libero di pensarla come meglio crede ma sarei curioso di vedere bene gli studi scientifici ai quali studi Maurino fa riferimento.
    Inoltre, mi sembra di ricordare che il Maestro Nanbu, che fu tra i primi ad utilizzare apparecchiature medico-scientifiche per misurare la forza delle tecniche di karate (se non sbaglio infatti veniva chiamato anche karate scientifico), dimostrò come la battuta del tallone posteriore incrementasse la potenza di impatto del gyaku tsuki.
    OSS!

    1. La cosa bellissima del karate che e’ un’arte marziale in grandissima evoluzione e questa evoluzione ha permesso di sviluppare quest’arte anche in sport. Premesso ciò , continuiamo ha confondere il karate sportivo da quello tradizionale. Faccio karate da 36 anni ed ho praticato nella federazione FIJLKAM l’attivita agonistica sia io che i miei allievi ad alto livello e quando allenavo e mi allenavo, cercavo in tutti i modi di eliminare tutti gli impedimenti tecnici che limitavano l’obiettivo agonistico. Nello stesso tempo comprendevo che che il karate e’ principalmente un’arte che richiede il rispetto di alcune regole rendendo questa bellissima disciplina aperta sia agli sportivi che agli amante delle arti. Il karate e’ sportivo ed e’ anche un’arte, e’ vero quello che dice Maurino ma nello sport ed e’ vero quello che dicono i grandi maestri per quanto riguarda il karate tradizionale perché appunto e’ tradizionale.

  2. Sono d’accordo con te, Maurino sembra concentrarsi essenzialmente sul come si eseguono le rotazioni nei kata (e specialmente nelle gare…). Il suo discorso ha una certa validità, ruotare sull’avanpiede permette si una stabilità e una velocità innegabili (basta provare). Ma questo tende a diventare un valore soprattutto estetico (per gli arbitri WKF e non certo ITKF). Detto questo io rispetto molto tutto quello che ha fatto in questi anni con il “dream team” assieme a Valdesi e Figuccio, ma ognuno la deve pensare a modo suo. Io rimango fermamente convinto, come lo sei anche tu, che lo scarico a terra della forza di ritorno è essenziale se non si vuole cadere all’indietro… La rotazione non è una cosa slegata alla tecnica che seguirà, perciò ci si allena ad avere un contatto importante con il terreno, il quale non serve solo a sostenerci ma è parte integrante delle nostre tecniche. Noi non fluttuiamo nell’aria siamo costretti dalla forza di gravità a fare i conti con il piano che ci sostiene, ed usarlo per ottenere il massimo dell’efficacia. L’esercizio costante al makiwara permettere di comprendere bene questo concetto.
    Oss.

  3. Ciao,
    ho trovato questo blog casualmente e mi permetto di intervenire sul tema, avendo visionato già da un po’ il video di Maurino.
    Nelle palestre più tradizionaliste si una dire “kata sui talloni e kumite sulle punte”. Ovvero si fa una distinzione precisa tra l’esecuzione del kata e l’effettiva trasposizione delle tecniche nello “scontro”.
    Se poi parliamo di bunkai e kumite con regolamento da gara la questione si fa ancora più spinosa.
    In generale, direi che Maurino ha ragione se parla di rotazione del kata eseguito secondo una determinata interpretazione (che chiameremo Wkf). Se consideriamo il kata come un puro esercizio di stile allora la rotazione sulle punte è spesso più proficua di quella sui talloni, soprattuto nell’ottica di eseguire le tecniche alla massima velocità, come in voga nell’ambiente del “karate sportivo”.
    Se parliamo di efficacia nell’impatto e contemporanea ricerca di stabilità, allora il tallone a terra è fondamentale. Se invece non cerchiamo stabilità, allora il tallone può rimanere indipendente (vedi ad es. il pugilato).

  4. L’analisi è molto interessante ma sono d’accordo con il distinguo che hanno fatto sopra di me circa la differenza tra kata e kumite e sopratutto tra agonismo e budo. Nel Wado Ryu il problema dell’appoggio è risolto con il concetto di san soku. La struttura del piede assomiglia ad una volta sostenuta da tre archi che rappresentano tre punti di appoggio sulla superficie plantare grande e uno sul tallone. In ogni spostamento utilizziamo due punti di appoggio su un piede (quindi parte anteriore) e un punto sull’altro (quindi tallone). Questo stabilizza il movimento del corpo (anche in rotazioni complesse di 225 o 270 gradi) ripartendo il peso e garantendo gli svincoli necessari affinché esso sia fluido e continuo.

  5. Concordo al 100% con quello che dice Maurino. Avete mai visto un pugile tirare coi talloni a terra?? O chiunque in qualsiasi altro sport da combattimento?
    mettersi al sacco e provare per credere.
    senza contare lo stress a cui viene sottoposta l anca.
    Il problema è che se certe affermazioni vengono da famosi maestri si parte col presupposto che siano vangelo, a volte, fino a negare l evidenza dei fatti.
    L osservazione della realtà a volte invece mette di fronte alle contraddizioni, e questo è proprio uno dei casi.
    È opportuno ricordare che molte tecniche e principi del karate odierno risalgono al secondo dopoguerra, e provengono dal karate di Yoshitaka e della jka. Molto lontano da quello di Gichin Funakoshi e da quello di okinawa. Si tende a praticare un arte perciò molto giovane, con ancora molti punti da limare .

  6. Essenzialmente, il Maestro Maurino, pratica un sport, che egli chiama karate, il karate non è uno sport, dove applicazione della famosa legge biomeccanica a cui si riferisce il maestro, fa fede e mantiene i suoi dogmi..solo come attività….ripeto sportiva. Ed da questo punto di vista è ineccepibile. Cosa diversa è un Arte Marziale..e qui per sapere perchè si ruota sul tallone…come fà intendere Maurino…chiedete a chi la pratica.

    1. Sono d’accordo con te, la visione di Maurino è rivolta alla ricerca della massima efficenza. Un concetto se vogliamo definirlo edonistico atto ad essere più veloci, aumentare la stabilità e comunque visto nell’ottica dell’ottenre un risultato sportivo, in poche parole vincere le gare… Bisogna ammettere che da questo punto di vista il tutto è ineccepibile, ma il Budo è qualcosa che non ha proprio niente a che vedere con una qualsiasi tipo di competizione. È la deriva di un’arte marziale che diventa sport, abbiamo l’esempio del Judo, e non aggiungo altro.

  7. Dico solo questo provate a fare mawate girando sulla punta del piede senza raccogliere con il piede anteriore dopo 2 volte fate la spaccata Buongiorno a tutti

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